Occulta Naturae, 2006

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Attraverso il nanomondo sono entrata in contatto con una serie di immagini, ottenute mediante i più potenti microscopi ottici, che mi hanno evocato paesaggi ambigui, luoghi stranianti che rammentano il reale nella sua frammentazione.
Proseguendo su una linea di ricerca che avevo intrapreso nel 1993 con In Corporea Mente, mi sono interrogata sulla trasformazione delle forme, sul loro rincorrersi dal microcosmo al macrocosmo. La struttura ramificata di un  minerale, per esempio, è simile per forma e processo di aggregazione alla regione periferica di in neurone o alla struttura atomica di alcuni polimeri. O, ancora, alla conformazione di un albero o di un corallo, tutto questo, credo, per via della sua crescita di tipo frattale.
Mi sono, quindi, addentrata, attraverso queste immagini scientifiche, attraverso boschi e pulviscoli meravigliosi che ho voluto rielaborare in 3D animando, ciascuna di esse, con una serie di creature tratte dal mondo animale o vegetale che ho dipinto direttamente sullo schermo o sulla tela, moltiplicando l’immagine come fosse un rituale zen. Il paradosso consiste nel fatto che l’immagine pittorica è portatrice di un’unicità e, quindi, di un DNA differente per ciascuna. Se attraverso l’autoreplicazione (potente promessa della nanotecnologia), le cellule costruiscono copie di se stesse abolendo la diversità, io ho voluto seguire il procedimento opposto: attraverso ciò che è apparentemente uguale ho cercato di rianimare le differenze.

 

Occulta Naturae

 

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Studi per animazioni 3D, 2006

 

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