Nanocluster - 2009

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Accanto agli screen painting e alle videoinstallazioni, la mia indagine prosegue anche nell’ambito dell’arte plastica in base ad un processo iniziato nei primi anni novanta. L’innovazione della mia scultura sta nel fatto di ibridare, attraverso elementi resi visibili dagli strumenti delle nanotecnologie, forme che appartengono alla nostra sfera dell’inconscio. In tal modo, si sviluppa una relazione dialettica tra passato e futuro.
Tenendo conto che il 3D è una forma di scultura virtuale, ho applicato questo principio alla componente fisica della plasticità. L’operazione, sotto il profilo concettuale, non è molto diversa da quella degli screen painting dove il gesto manuale, ovvero la pittura sullo schermo, entra in relazione con la componente virtuale.

I Nanocluster, nella fisica, sono aggregati che possono comprendere da poche decine a qualche milione di atomi e che presentano un comportamento diverso dalla materia ordinaria. La grande scultura in marmo proposta nel cortile del Museo, aggrega forme di nanostrutture provenienti da cristalli, funghi e vertebrati acquatici: barite, spore, gill filaments ecc. La forma complessiva del lavoro richiama quella di un antico capitello, un frammento archeologico disposto in posizione orizzontale

 

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Nanocluster, 2009, progetto

 

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Nanocluster, fase di lavorazione

 

 

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