Terrains Vagues, 2003

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Ho affrontato il tema della memoria e dello spaesamento attraverso una videoinstallazione realizzata in collaborazione con alcuni cittadini berlinesi chiamati a rastrellare la terra di un ideale spazio naturale situato nel centro città, come se dietro a quel semplice gesto si nascondesse il desiderio di recuperare le proprie origini. Esse sono, per citare Fedor Dostoevskij, le memorie del sottosuolo riportate allo scoperto attraverso un’autoanalisi protratta sino allo sfinimento.
A qualcuno di loro ho chiesto di portare un oggetto particolarmente caro, di sotterrarlo per poi riportarlo alla luce.
Rastrellare la terra è stato un modo per scavare nel nostro mondo incomprensibile, occulto ed enigmatico, per concentrare l’attenzione su quell’elemento primario, sede di morte e di germinazione, per allontanarsi momentaneamente dai ritmi caotici e spesso angosciosi della società nel tentativo di ascoltare la parte più nascosta di noi stessi attraverso i sotterranei dell’anima. Ho voluto, insomma, sottolineare la relazione tra identità e processo formativo dell’opera partendo dalla consapevolezza che l’individuo è una moltitudine.

 

terrains vagues

 

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Progetti dell'installazione, 2003

 

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