TESTI CRITICI SELEZIONATI

Adriano Antolini

“Sulle tracce di antiche leggende valdostane di origine celtica Giuliana Cunéaz ha ricostruito un itinerario ideale attraverso ventiquattro località che sono state abitate nel passato lontanissimo (ma in qualche modo sempre presente) dei miti, da potenze misteriose. Chiamiamole fate. L’esperienza a cui l’artista ci invita a prendere parte è un’esperienza liminare, che ci fra intravedere, ci fa avvertire una differenza, una distanza. Non è, e del resto non potrebbe essere, una conoscenza piena. Qui ci troviamo di fronte ad un’allusione, ad una tensione che viene suggerita ma mai, ovviamente espressa in potenza come fosse un’energia reale. La conoscenza cui siamo invitati è una conoscenza simbolica. E il simbolo, come avvertiva Jung, è la migliore forma di espressione per ciò che non è ancora emerso alla coscienza. Per qualcosa, dunque, che intravediamo, ma rimane ancora, di fatto dall’altra parte della soglia”.

(da Il silenzio delle fatePheljna, Edizione d’Arte e Suggestione, Aosta)