TESTI CRITICI SELEZIONATI

Rosanna Albertini

Se prendiamo alla lettera l’etica minimalista di Donald Judd, le opere d’arte sono oggetti che devono bastare a se stessi. In questo contesto, i coni concepiti e costruiti da Giuliana Cunéaz per Archéopteryx non hanno, evidentemente, nessuna relazione d’uso. Il popolo delle stelle, meteoriti, galassie, sono gli unici agenti attivi nell’installazione. La luce dei corpi celesti lascia automaticamente la sua traccia all’interno del cono, grazie a un materiale fotosensibile depositato sul terreno. Il cono tronco non è altro che un apparecchio fotografico ridotto all’osso, per rubare frammenti di infinito in silenzio. Nemmeno il cielo sa che alcuni fasci di luce si sono posati sul terreno. La pelle della fotografia, nel frattempo, raccoglie informazioni senza esserne consapevole.

(da Videoformes, Festival de la Création Vidéo, Clermont-Ferrand, Videoformes editeur)