TESTI CRITICI SELEZIONATI

Sergio Risaliti

La stretta relazione tra arte e scienza si gioca tutta sulla base – forse – di un’attrazione reciproca verso il recondito e il misterioso, il vago e l’esatto, verso la complessità, il caos e l’ordine, verso l’incommensurabile, verso i modelli basici, le forme prestabilite all’inizio dell’evoluzione naturale. Con una sottile ma decisiva differenza: mentre la scienza pretende risposte cercando di riprodurre per fini utilitaristici i segreti modelli dell’inizio della vita, le strutture elementari della realtà, l’arte invece non cessa di porre domande comunicando con l’emozione della forma esibita una risposta pur sempre celata.  Le opere di Giuliana Cunéaz nascono da questo identico amore per la forma manifesta o segreta della natura. Da una forma di stupore e di curiosità che sembra aver contagiato innumerevoli artisti di epoca moderna e non solo. Questa nascita prolungata dell’oggetto (la natura) e del soggetto (l’io percipiente) si struttura nel medium (l’arte) e qui si trova l’indissolubile reversibilità fenomenica e formale di tre forme di vita (per dirla con Wittgenstein). Questo sembra essere il cuore della ricerca svolta da Giuliana Cunéaz, che dall’inizio prova a spingere il linguaggio o le pratiche o le tecniche nel punto di contatto medianico tra arte, natura e scienza per far parte essa stessa di questa nascita prolungata del visibile ineffabile e incommensurabile.
Secondo Merleau-Ponty l’arte fonda una possibile esperienza del mondo esterno assieme a quella del proprio essere al mondo in quanto essa fonda e garantisce la possibilità di percepire e vedere col corpo. Ora Giuliana Cunéaz pare interessarsi a questo limite di corpo e natura, che è anche un limite di visibile e invisibile e per estensione di percepibile e riproducibile, ovvero di linguaggio e tecnologia. E qui in questo limite affonda la sua pratica e lo fa nel doppio senso della parola: perchè trova il suo fondamento proprio in quell’oscuro universo in cui affonda calandosi col corpo ma servendosi del linguaggio dell’arte e della tecnologia scientifica per aprirsi di nuovo un varco nella realtà. Giuliana Cunéaz, ha seguito le evoluzioni del pensiero scientifico, interessandosi alla ricerca genetica e a quella astronomica, e dopo oltre un decennio di lavoro ha compiuto almeno un giro attorno al nucleo germinativo della sua ricerca: le opere recenti difatti si ricollegano alle primissime per cui un filo rosso lega Archeopteyx del 1990 a Occulta Naturae che è del 2006.  Allora l’artista osservava il macrocosmo, l’infinitamente lontano in senso astronomico: mentre adesso affronta l’immensamente piccolo della natura atomica, il nanomondo. Oggi come ieri tuttavia lavora con identico atteggiamento contemplativo e stupefatto.

(da Giuliana Cunéaz, Silvana editoriale, Milano)